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rischi ed effetti collaterali

 

Pubblicare su internet foto e video senza chiedere il consenso è reato? Quali rischi ci sono?

La legge stabilisce quale regola generale che si possano pubblicare le immagini e i video altrui soltanto qualora chi vi è ritratto abbia precedentemente prestato il proprio consenso alla pubblicazione. Questa regola vale per qualunque tipo di diffusione al pubblico, quindi anche per le pubblicazioni online, compresa la condivisione sul proprio profilo di un social network.

Nel caso in cui un privato pubblichi un’immagine altrui senza aver ottenuto il consenso di chi vi è ritratto, si commette un illecito di natura civile e l’interessato può chiedere al Tribunale di ordinare all’autore della pubblicazione la rimozione immediata delle immagini o dei video. Se la pubblicazione delle immagini ha provocato un danno, anche morale, a chi vi è ritratto, questi può chiederne il risarcimento.

Se la pubblicazione illecita dell’immagine o del video offende la reputazione di chi vi è ritratto, chi l’ha diffusa, oltre a dover risarcire il danno, deve rispondere anche del reato di diffamazione aggravata e rischia la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.

Chiunque pubblica immagini altrui senza averne acquisito il consenso per trarne un profitto per sé o per altri, o per recare ad altri un danno, risponde del reato di trattamento illecito di dati, punito con la reclusione fino a tre anni.


Che cosa fare?

Filtri nella navigazione. Esistono filtri che limitano l’accesso a contenuti non adatti (“parental control”) e si possono applicare restrizioni nella privacy dei singoli social network in cui i minori si sono iscritti per limitare il numero di persone con cui condividono informazioni personali. Esistono, ma il punto è che non si applicano se manca la consapevolezza del pericolo. L’unico filtro che funziona davvero è di tipo cognitivo-culturale, è prima di tutto una questione educativa. Occorre ripartire da famiglia e scuola.

Regole in famiglia. Strategie, norme, strumenti per una navigazione più sicura possono non essere sufficienti se manca il supporto della famiglia. Sono 15 milioni (dati Audiweb) le famiglie che dispongono di un accesso a Internet da casa attraverso computer. “I genitori devono dare ai figli e far rispettare regole certe”, dice Marco Valerio Cervellini. Non lasciarli soli con uno smartphone in mano troppo a lungo ad esempio, applicare sui loro smarthpone e pc filtri per la navigazione. “Alcuni genitori non realizzano che bambini e ragazzi corrono rischi reali. Lo dimostra il fatto che talvolta sono loro a registrarli su un social network”. Soli in Rete equivale ad essere soli in casa con la porta d’ingresso aperta.

Informazione a scuole. L’attenzione della famiglia va integrata a scuola. Vanno insegnati gli strumenti giusti. Non si tratta di nozioni di informatica: cultura digitale non significa usare le lavagne elettroniche. Cultura digitale è comprendere come sfruttare al meglio i meravigliosi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia conoscendone i limiti e i rischi.

 

Scarica: Educare alla rete (a cura del Garante per la protezione dei dati personali)